Bonanni: intervista con l′autore
Autore: Redazione Pardes Edizioni
"Forse può sembrare, apparentemente, un accostamento un po′ ardito,così, a prima vista. In realtà‚ non credo lo sia perchè questi due uomini (E.Berne e S.Ignazio) benchè vissuti in epoche così diverse (Berne nel 900, Ignazio nel 500), hanno sperimentato dentro di loro, il desiderio, la curiosità , la necessità di comprendere e spiegare i" movimenti più intimi" che albergano nell′uomo e che spesso lo agitano e lo destabilizzano"
Com′è nata l′idea di questo libro ?
L′ idea di poter scrivere qualcosa di sistematizzato, rispetto a tali argomenti, nasce circa 18 anni fa quando, ancora studentessa, frequentavo la Cappella Universitaria di Roma e contemporaneamente il corso di specializzazione in Analisi Transazionale.
A mano a mano che approfondivo la conoscenza esperienziale della spiritualità ignaziana e contemporaneamente procedevo con la mia formazione in psicoterapia, mi rendevo sempre più conto che esistevano dei "contatti" fra questi due mondi, solo apparentemente lontani, e che un approccio integrale all′uomo era, per me, non solo auspicabile, ma anche possibile.
Successivamente, quando ho iniziato a lavorare come psicoterapeuta, mi sono resa conto sempre più di quanto fosse importante e rilevante,
ai fini di una prevenzione primaria del disagio psichico, il discorso di un′integrazione armonica fra dimensione religiosa-spirituale e dimensione psicologica. Il passaggio dall′idea di poter scrivere qualcosa su tali argomenti, alla realizzazione concreta , è del 2005, anno in cui faccio l′esperienza degli Esercizi Spirituali, veri e propri, a Calascio, in Abruzzo.
Non è un accostamento ardito associare uno psicologo contemporaneo al fondatore di un ordine come i Gesuiti ?
Forse può sembrare, apparentemente, un accostamento un po′ ardito,così, a prima vista. In realtà non credo lo sia perchè questi due uomini (E.Berne e S.Ignazio) benchè vissuti in epoche così diverse (Berne nel 900, Ignazio nel 500), hanno sperimentato dentro di loro, il desiderio, la curiosità, la necessità di comprendere e spiegare i" movimenti più intimi" che albergano nell′uomo e che spesso lo agitano e lo destabilizzano.
L′uomo del cinquecento, così come quello del novecento e del duemila, è sempre lo stesso uomo. Mi spigo. Le domande, i bisogni, i desideri, le aspirazioni dell′uomo sono sempre le stesse, in ogni momento storico.
Se Ignazio arriva a chiedersi cosa si muove nel cuore dell′uomo, sede di aspre battaglie fra lo "spirito buono" e quello "cattivo",cosa lo rende inquieto, cosa lo agita, Berne si chiede come funziona la mente dell′uomo, quali sono i processi ed i meccanismi che lo bloccano, rispetto ad una piena ed autentica realizzazione di sè.
Quali vantaggi vede dall′interazione tra i due approcci?
Spesso le nostre esperienze passate, la nostra storia di vita, le convinzioni che ci siamo creati su di noi, sugli altri, sulla vita in genere, possono renderci "ingessati" ed impedirci di vivere con pienezza ed autenticità, alterando e distorcendo anche la nostra visione di Dio, limitandoci nelle nostre reali risorse e potenzialità.
Purtroppo tutto ciò non giova neanche alla vita "dello spirito" e se è vero che nulla è impossibile a Dio, è altrettanto vero che il Signore non agisce come un mago! Ci dice di tornare bambini, non di restarvi e questo significa divenire consapevoli che siamo prima di tutto responsabili della nostra vita e come scrive anche P Fausti, nel testo "Occasione o Tentazione?": "....senza discernimento non si agisce, si è semplicemente agiti ed agitati da pulsioni contrastanti che portano alla totale destrutturazione" .
Così, in certi casi, per procedere più speditamente nell′esperienza degli Esercizi può risultare funzionale "sgombrare il campo" da confusioni e sovrapposizioni, fra ciò che è proprio nostro, legato ad i nostri condizionamenti e ciò che appartiene più propriamente alla relazione con il Signore. Il discorso, tuttavia, è molto più articolato e complesso per cui rimando alla lettura del testo.
Cosa c′è di berniano in Ignazio e di ignaziano in Berne?
Tutto nella spiritualità ignaziana si gioca sul filo dell′affettività ( emozioni e soprattutto sentimenti). Il vero cambiamento si realizza quando si sente emozionalmente, non quando si pensa soltanto razionalmente ,perché le idee non guariscono il cuore! Questo è quanto più di berniano ci sia in Ignazio, secondo me ,ma il discorso non è così riduttivo. Ignazio parla di "sentire" e "gustare" le cose internamente, non di sforzarsi a pensare e ripensare.Solo attraverso questo processo emozionale si può autenticamente sperimentare la relazione con il Signore, relazione che rappresenta il cardine, il contenuto degli Esercizi Spirituali.
Come le idee non guariscono il cuore, così il solo pensare ad un cambiamento e sapere per filo e per segno cosa sia necessario fare per cambiare, non porterà ad un autentico processo di guarigione. Si può trattare un sintomo, ma questo rappresenta solo la punta dell′iceberg, è necessario agire sulla causa. E, semplificando un po′ il discorso, si può senzaltro dire che agire sulla causa significa passare dal pensare al sentire. L′utilizzazione delle tecniche emotivo-ridecisionali, in A.T.,hanno proprio l′obiettivo di promuovere o, comunque, stimolare il cambiamento, spostandosi dal semplice pensare razionalmente, al sentire e sperimentare emozioni specifiche, nell′ottica di un cambiamento concreto e visibile. E′ nell′articolazione di questo processo che si può rintracciare qualcosa di ignaziano in Berne, senza, chiaramente, essere blasfemi e senza voler ridurre a tecnicismo il pensiero e la spiritualità di S Ignazio.
Nella posizione degli approcci umanistico-esistenziali (quindi anche in AT) i sentimenti, le emozioni non sono qualcosa di ingombrante di cui disfarsi, ma qualcosa di molto importante di cui prendere consapevolezza per coglierne il significato. Accogliere un sentimento ci può permettere di individuare verso quale azione ci orienta.
Ci tengo particolarmente a sottolineare, al di là delle articolate interazioni e specificità dei due approcci (EE ed AT) , due questioni importanti, due premesse fondamentali, che li accomunano in modo particolare: il rispetto per l′uomo, per la sua individualità, per i suoi tempi e ritmi di crescita che lo rendono unico e non omologabile ad un modello standard, e la marcata peculiarità di concretezza. Cosa vuol dire? Vuol dire che, se ci mettiamo nell′ottica spirituale, ogni autentica esperienza spirituale, perchè possa dirsi tale, deve contribuire in modo significativo ad operare dei cambiamenti nei sentimenti, nei pensieri e nei comportamenti di chi la vive, cambiamenti visibili ed osservabili anche da un osservatore esterno, almeno in parte.La stessa cosa può dirsi per un cammino di analisi, per un processo psicoterapico "ben riuscito".