Spadaro: intervista con l′autore
Autore: M. Michela Nicolais
Fonte: SIR (Servizio Informazione Religiosa) n. 35/2006
Giornata delle comunicazioni sociali: il ′nuovo potere′ dei media. Di fronte alla nuova "cultura dei media", ci vogliono "coraggio" e "risolutezza", per "illuminare le coscienze" con un impegno che "non č mai neutrale". Come possono gli "addetti ai lavori" assolvere a questo compito esigente, di cui parla il Papa nel suo primo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra in tutto il mondo il 28 maggio prossimo? Ne parliamo con padre ANTONIO SPADARO, redattore de "La Civiltą Cattolica" e studioso esperto del mondo multimediale.
Il Papa esordisce ricordando il “potere dei media di influenzare la società”: a 40 anni dall’Inter Mirifica, quanto e come è “cresciuto” tale potere, soprattutto dopo l’affermarsi dei “nuovi media”?
“Se rispondessi in maniera analitica dovrei descrivere i singoli strumenti di comunicazione sociale e definire il loro ampio impatto sociale, politico, economico e culturale. Ma il frante ‘potere’ dei media, a mio avviso, si può riassumere in una semplice considerazione. Oggi più che mai, essi non si possono considerare alla stregua di semplici ‘strumenti’, ‘mezzi’. Hanno invece creato, in se stessi e nelle loro interazioni, un vero e proprio ‘ambiente’ di vita in piena osmosi con il nostro mondo di tutti i giorni. Non dunque un mondo parallelo. Basti pensare al fatto che le immagini di ciò che avviene dall’altra parte del globo ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. I media costituiscono un ambiente che determina uno stile di pensiero e crea nuovi territori e nuove forme di educazione, contribuendo a definire anche un modo nuovo di stimolare le intelligenze e di costruire la conoscenza e le relazioni. Questo è il loro vero potere. L’uomo infatti non resta immutato dal modo in cui manipola il mondo: a trasformarsi non sono soltanto i mezzi di comunicazione, ma l’uomo stesso e la sua cultura”.
Le nuove tecnologie hanno sicuramente accelerato l’”immediateza” della comunicazione: come conciliarla con parole come approfondimento, aggiornamento, verifica delle fonti, ricerca della “verità”...?
“Il vero nodo problematico di oggi non è quello dell’accesso all’informazione, come una volta, ma la selezione dell’enorme massa di informazioni che sono a disposizione. Qualunque ragionamento negativo sulla eccessiva facilità di reperimento delle informazioni non può risultare vincente. Pensiamo non solo alla cronaca, ma anche ai contenuti culturali: perché siano patrimonio comune essi vanno messi a disposizione nei modi più adeguati e accessibili. A volte si perdono ore per ottenere un libro in biblioteche affollate, sempre che esso sia disponibile! Oggi invece grazie a internet molte barriere sono state abbattute”.
Con quali conseguenze?
“Il fatto è che questa facilità rischia di rendere tutto più superficiale: dai contatti personali alla ricerca. Dunque ha ragione Benedetto XVI ad affermare che la comunicazione autentica esige al determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per nona adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Se una volta, infatti, l’uomo era visualizzabile come un essere alla ricerca di una risposta (anche sul significato della sua vita), adesso è più inquadrabile come una persona in atteggiamento di scelta, selezione, discernimento sulla risposta più adatta e soddisfacente. Deve insomma imparare sia a cercare sia a trovare sia a valutare. E’ un compito nuovo che richiede bravi educatori, tra l’altro”.
In Internet stanno esplodendo fenomeni come i “blog” o i siti “wiki”: effetti “narcisistici” della comunicazione, desiderio di “autenticità” e di informazione “aperta”, senza filtri, o “utopie democratiche”?
“Tutto questo e altro, nel bene e nel male. Internet è un ‘ambiente, e le potenzialità di questo ambiente non sono immediatamente e sempre classificabili come positive o negative. Pensiamo ai blog, cioè ai ‘diari in Rete’: possono essere inutili sfoghi naricistici, ma anche strumenti validissimi di informazione tempestiva e aggiornata. I casi dello tsunami o di alcuni recenti atti terroristici, del resto, ce lo hanno fatto ben comprendere. Quella dei ‘wiki’ può essere una tecnologia che genera sapere inaffidabile, ma anche strumento prezioso di ricerca culturale condivisa”.