Andrea Olivero, Presidente nazionale ACLI e Portavoce Forum Permanente Terzo Settore La crisi del sistema economico-finanziario alla quale stiamo assistendo da qualche tempo e della quale non riusciamo ancora a vedere gli esiti sulla medio - lunga durata, ha messo in evidenza come il modello di sviluppo egemone del turbo-capitalismo, legato alla sola ricchezza finanziaria, viaggiasse sull’assenza di controlli, sull’elusione delle regole, sulla idolatria del profitto.
Il pensiero unico neoliberista, frutto di teorie economiche che, come Carmine Tabarro ricorda in questo libro, si sono imposte negli anni Settanta per poi influenzare tutto il processo di globalizzazione, ha creato un complesso e articolato sistema, fatto di singoli e strutture, le cui pratiche e decisioni hanno progressivamente condotto all’attuale arresto, svuotando l’azione economica e finanziaria di qualunque altro obiettivo e criterio, alterando il rapporto tra capitale finanziario e lavoro, tra ricchezza effettivamente prodotta e quella “virtuale”, derivante da sofisticati artifici finanziari. Nell’ambito bancario, questo affermato mainstream ha privilegiato comportamenti opportunistici mascherati da democratizzazione del credito e ha invece oscurato le buone pratiche di fare banca con la relativa cultura della concessione del credito. Peccati, peraltro, ben poco scontati dalle banche che li hanno commessi, principali imputate di questa fase critica.
Tutto ciò ha reso drammaticamente evidente la necessità di rifondare non solo economicamente e finanziariamente, ma anche politicamente e culturalmente l’intero sistema, o quanto meno di riscriverne le regole, alla luce di un’idea di sviluppo integrale, ispirato ad un nuovo umanesimo dell’economia, del mercato, del lavoro.
Nel contempo si è prodotta tra i cittadini, sui quali in ultimo si scaricano i peggiori riflessi della crisi, una nuova urgenza di un’informazione puntuale sui fenomeni economici che ha avuto l’effetto, tutto sommato positivo, di risvegliare l’attenzione e la vigilanza verso un differente modo di intendere e di praticare l’attività economica, come molte ricerche recenti dimostrano.
Anche solo da questo punto di vista la lettura del presente volume si rivela utile ed essenziale: il testo - viaggio in un mondo visto dal di dentro da parte di chi ha vissuto direttamente le sue diverse sfaccettature - ha molteplici meriti e prospettive di approfondimento, contribuendo ad ampliare le competenze degli uomini e delle donne che intendono esercitare scelte e partecipare consapevolmente alle decisioni anche in campo economico-finanziario.
Il volume mette in luce, inoltre, l’importanza di familiarizzare con un lessico specialistico ma anche opportunamente volto ad una semplificazione, che non è mai banalizzazione. Prendere confidenza con i termini tecnici (o apparentemente tali) di questo lessico vuol dire comprendere la realtà sottostante e riconoscere la loro non neutralità rispetto agli orientamenti di fondo che si intendono seguire nell’azione economica e finanziaria. Si tratta di termini che sentiamo spesso alla radio o alla tv (subprime, features, leverage, accountability,…), che leggiamo sui quotidiani, magari senza conoscerne il significato preciso e che qui sono illustrati con chiarezza evitando di finire schiacciati o esclusi da ciò che ci riguarda da vicino.
Sono parole e concetti che fanno parte della nostra vita anche nella sua dimensione quotidiana, più di quanto forse pensiamo (o abbiamo pensato in passato) e dei quali è bene appropriarsi anche come strumenti di partecipazione e protagonismo civico, poiché incentivano la nostra riflessione personale e collettiva. Sono, infatti, parole che ci interpellano, perché sottendono scelte non più rimandabili e l’assunzione della nostra parte di responsabilità, come clienti, consumatori, cittadini.
Questi termini si trovano accanto alle parole del nostro “gergo” quotidiano, quello dell’economia civile, e non ingannevolmente da esso separati. Ciò è utile a far conoscere le pratiche e le forme alternative economico-finanziarie presenti e vitali nel nostro tessuto e indica, ancora una volta, come nella società civile si trovino già gli anticorpi per le derive dell’economia finanziarizzata.
Carmine Tabarro, riprendendo la grande tradizione della scuola economica francescana, propone l’economia civile di mercato come la strada percorribile, come un possibile modello economico e finanziario alternativo, senza il quale non si esce da una crisi che è strutturale, anche perché è di senso. I francescani, riprendendo ed espandendo l’esempio dei cistercensi, hanno dato vita ad esempi concreti di economia civile di mercato, nella quale l’uomo è posto al centro di tutto e l’economia ha la funzione di contribuire al bene comune, materiale, certo, ma anche sociale, culturale e spirituale. In quest’ottica anche le banche e la finanza, se responsabili e sostenibili, hanno un compito importante, come, appunto, lo ebbero i Monti di Pietà dei francescani, primo esempio di banca popolare.
A fondamento dell’economia civile vi sono la reciprocità e la felicità relazionale, ovvero la felicità che può essere goduta solo con gli altri e insieme agli altri. Si comprende bene come questo approccio sia molto distante da una logica puramente strumentale e dalle teorizzazioni a lungo applicate (coi noti risultati) che riconoscevano ai manager d’impresa l’unica responsabilità di far guadagnare quanto più possibile agli azionisti, sviluppando un sistema fondato sulla crescita esponenziale delle disuguaglianze, fra persone e fra popoli.
Si intende, allora, come sia importante recuperare le radici spirituali e culturali di questa tradizione aggiornandola al presente, anche valorizzando le molteplici esperienze di economia “virtuosa” della società civile, orientate al bene comune, che contribuiscono alla reintegrazione sociale dell’economia, come sfera non separata ma intimamente connessa con i valori e le finalità della comunità di riferimento. Le numerose iniziative di economia civile dimostrano una volta di più (e se ce ne fosse ancora bisogno) il valore sociale dell’agire economico. Tali esperienze, di cui bisogna rafforzare la capacità di progettazione e l’incisività politica, non sono solo espressione concreta dei principi su cui si fondano, ma sono altresì fondamentali nel fare società, per migliorare la qualità della convivenza civile, che, a sua volta, è necessaria per avere un’economia prospera.
L’occasione che ci è fornita dalla crisi e che non dobbiamo perdere è appunto quella di rivedere i fondamenti del sistema e vigilare affinché si producano trasformazioni positive nell’attuale mondo globalizzato, basate sulla giustizia e la fraternità. È una lezione che possiamo e dobbiamo re-imparare, anche attraverso un Dizionario…E’, infatti, dall’ecologia del linguaggio che può e deve ripartire quella dell’economia e del con-vivere.
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