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Estratto dal libro

Arte

 

Premessa
Il Novecento, questo sconosciuto, potremmo dire come motto iniziale di questa nostra introduzione al secondo volume del Racconto della Musica.
Sconosciuto perché, in un meccanismo facile da comprendere ma che è quotidiano, le cose più vicine a noi sono quelle di cui meno sappiamo: siamo assolutamente convinti di dovere approfondire i secoli lontani, mentre gli anni che abbiamo vissuto, o che sono stati vissuti dai nostri parenti più prossimi, sembrerebbero non riservarci segreti. Ma non è così.
La musica del “secolo breve” riserva sorprese ad ogni angolo, e solo guardandola da ogni prospettiva se ne possono scoprire i percorsi e gli intriganti intrecci.
Il libro che vi trovate in mano è, innanzitutto, il doveroso completamento dell’itinerario storico-musicale che abbiamo cominciato a tracciare nel primo volu-me (con lo stesso titolo e per lo stesso editore) che si occupava del periodo di tempo intercorso “dal Gregoriano a Debussy”.
Come il primo volume, anche questo non vuole essere un manuale per specialisti, ma vuol rendere praticabile, con un linguaggio il più possibile ‘normale’ e comprensibile a tutti, una materia di solito riservata a specialisti (la parte classica) o a utilizzatori inconsapevoli (la leggera). Questo è stato fatto però senza banalizzare, né trascurare la scientificità di ogni affermazione e di ogni percorso.
In questo modo il testo può essere perfettamente utilizzato sia da curiosi, che da musicofili, che da persone con preparazione specifica, come gli studenti dei tanti corsi che in conservatorio e all’università si occupano di storia della musica del Novecento, sia essa colta che d’uso.
Per parlare di ciò che è accaduto della musica anche negli ultimi decenni ci siamo però accorti che non era più possibile limitarci alla sola musica ‘classica’ ma che era necessario e indispensabile parlare anche dell’altra musica, di quell’universo sonoro che un musicologo di conservatorio solitamente considera trascurabile e ‘leggero’. E che, pur tracciando un percorso il più possibile cronologico e geografico, stili e generi non si sono collocati comodamente in capitoli e paragrafi o succeduti ordinatamente ma si sono sovrapposti continuamente dando origine a ibridi non solo tra generi coevi, ma anche tra generi di epoche diverse.
La prima parte del volume, così, si occupa della musica “seria”, quella degli Schönberg e dei Bartók, dei Cage e dei Prokofiev, dei Berio e dei Boulez… Questa parte è stata redatta con un criterio nuovo rispetto a quello utilizzato negli altri manuali di storia della musica che si occupano di Novecento, ma con- sequenziale a ciò che avevamo fatto nel primo volume. Abbiamo intanto scelto di trattare la musica per nazioni (partendo dalla Francia, dove avevamo chiuso il percorso nel primo volume e trattando poi della musica in Germania Austria, Europa centrale, Italia, Urss e Usa, senza trascurare le più solitamente neglette Spagna e Inghilterra), collegando innanzitutto i musicisti alla storia e alla cultura del proprio Paese per poi mostrarne i collegamenti con la cultura e le correnti internazionali. In questo modo sono venuti chiari percorso paralleli e idee comuni, rapporti con la politica e i movimenti artistici e letterari.
Come il lettore potrà vedere, seguendo un metodo che nel primo volume ha riscosso interesse e successo abbiamo aperto ogni capitolo con una “linea del tempo”, che mostra il procedere parallelo delle vite dei compositori trattati e delle opere più significative, e abbiamo poi arricchito il testo con schede su opere specifiche e testi tratti da manifesti artistici, da recensioni, da interviste degli stessi musicisti… insomma, con “documenti” che completano il panorama storico (in senso lato) nel quale gli artisti si sono trovati ad agire.
Man mano che però ci siamo avventurati nel nostro percorso ci siamo accorti che non era possibile trascurare “l’altra metà del cielo”: era sempre più chiaro il fatto che nella musica del Novecento troppi erano i percorsi incrociati con la musica cosiddetta “leggera” e così, poco per volta, le nostre categorie di genere si sono frantumate…
E se per nove capitoli abbiamo parlato di “classica” abbiamo deciso di parlare negli otto successivi di “leggera” inserendo però tra le due parti un entr’acte che si fermasse a riflettere sulle parole. E come era accaduto nel primo volume per le categorie di naturale/artificiale, qui abbiamo cercato di mettere ordine sulle definizioni e sul loro contrario, scoprendo come a volte la grammatica faccia strani scherzi.
La seconda parte del volume, come anticipato, si occupa, in un percorso esattamente parallelo e con gli stessi criteri scientifici e redazionali, di rock e jazz, di blues e dance, di canzone e musica per il cinema e il teatro… sempre considerati nel loro percorso storico e sempre corredati ciascuno da una “linea del tempo” di schede sui capolavori e di documenti coevi.
Anche in questo caso la storia della musica si è costruita sulla storia degli avvenimenti sociali di cui è stata colonna sonora, e anche in questo caso scopriremo che ciò che consideriamo “disimpegnato e leggero” così disimpegnato e leggero spesso non è…
In un gioco di specchi e di rimandi di fronte al quale, speriamo, molte saranno le domande e le curiosità di saperne di più.
Che è poi il nostro scopo, e lo scopo di ogni libro…


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