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Arte

 

A Minerbio torna a splendere la tela «scomparsa»
Autore: Chiara Sirk
Fonte: Avvenire Bo 7 28 maggio 2006, p. 4




Un’avventura a lieto fine: così potremmo definire la vicenda di un’importante pala d’altare della chiesa di Minerbio di cui s’era persa ogni notizia. Eppure, non era certo di modeste dimensioni, 5 metri per 3,5, l’opera che Giuseppe Marchesi (detto Sansone) aveva dipinto nel 1740.

Da un po’ era sulle sue tracce Gabriella Sapori: durante le ricerche alcuni indizi l’hanno portata nella soffitta della chiesa, dove ha trovato un misterioso rotolo.

La Sovrintendenza ha inviato un’ispettrice, Elena Rossoni, e un restauratore, Mauro Sarti, che hanno proceduto all’operazione di svolgimento dello stesso. Tra lo stupore di tutti, quell’ingombrante involto si è rivelato proprio l’opera scomparsa.

La pala, dopo un accurato restauro, è stata collocata nell’Oratorio della Natività a Minerbio, e ieri, presenti il parroco, don Franco Lodi, il sindaco, Giacomino Simoni, e l’ispettrice di zona della Soprintendenza, Elena Rossoni, è stata presentata al pubblico.

Anche oggi, dalle 10 alle 12 e dalle 14. 30 alle 18, l’Oratorio resterà aperto per consentire la visione dell’opera. «La "Madonna del Rosario con San Domenico, San Francesco d’Assisi e angeli", restaurata grazie al finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, vede recuperata un’opera documentata dalle fonti, ma caduta nell’oblio da più d’un secolo» spiega la Rossoni «La tela venne realizzata per la seconda cappella laterale sinistra della chiesa parrocchiale.

L’impresa di Minerbio fu compiuta solo pochi anni dopo la realizzazione, da parte del Sansone, di un’altra importante commissione, vale a dire una pala per la Cattedrale di San Pietro di Bologna. Erano pertanto gli anni di piena maturità dell’artista, uno dei protagonisti della scena artistica bolognese d’orientamento classicista e accademico».

La tela ebbe una fine ingloriosa: infatti, «come testimoniato dai recenti studi di Gabriella Sapori, l’arciprete Raffaele Cantelli ottenne l’autorizzazione di trasferire l’opera del Marchesi in un’altra cappella. È plausibile immaginare che adattare il dipinto ad un’ancona più piccola si sia rivelata un’idea poco realizzabile e che il trasferimento sia stato prima rimandato e poi abbandonato, portando alla decisione di ricoverare la tela in soffitta».

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