Teologie on line
Giacomo Coccolini interviene su consapevolezza critica, ricezione teologica, spunti etici
All′interno di un seminario dedicato a Etica e tecnologie dell’informazione nell’era di Internet, una prima riflessione, seppure soltanto introduttivamente corsoria, dedicata al rapporto tra Internet e la teologia non poteva certo mancare. Affrontare un tema tanto complesso, richiede necessariamente una sua delimitazione, in modo tale che colui che si avvicina per la prima volta a riflettere su tale inedita relazione, possa trovare non soltanto alcuni elementi di riferimento per comprenderne la rilevanza, tanto da un punto di vista culturale quanto da un punto di vista più strettamente teologico, ma riesca almeno ad intuire la posta in gioco di tale questione.
È per questo motivo che in questo contributo, dopo una breve panoramica introduttiva sulla galassia-internet ed il suo significato per l’uomo d’oggi, verrà dato conto, seppure in modo brachilogico, della presa di coscienza in ambito ecclesiale (ma non solo) di tale nuovo mezzo di comunicazione e delle problematiche da esso sollevate con l’intento di mostrarne, infine, alcune potenzialità etico-applicative per la stessa prassi teologica concreta.
INTERNET ED INFORMATION SOCIETY
Le pubblicazioni oggi disponibili sulla nascita (e la storia) di Internet e sull’impatto che esso riveste sulla trama delle nostre vite sono ormai numerosissime e di basilare importanza . Proprio perché Internet è per sua natura un oggetto perennemente in movimento, chi si accosta ad esso con intenzioni conoscitive, oltre che pragmatiche, resta affascinato da un fenomeno comunicativo di grande rilevanza, paragonato da Manuel Castels all’avvento dell’elettricità nell’era industriale . L’interrogativo che oggi ci poniamo riguarda non soltanto il tentativo di spiegare e comprendere un fenomeno esploso negli ultimi decenni del secolo scorso che, si stima, nel 2005 riguarderà circa un miliardo di persone e che già oggi conta più di seicento milioni di utenti (TAB. 1) e circa due miliardi e mezzo di pagine web , ma, soprattutto, il senso e il significato di Internet quale medium comunicativo globale (politico, economico, culturale e religioso) che sta velocemente e radicalmente trasformando l’attuale information society (società dell’informazione) in una knowledge society (società della conoscenza).
Utenti Internet nel mondo: 605.60 milioni
Africa: 6.31 milioniAsia/Pacifico: 187.24 milioni
Europa: 190.91 milioni
Medio Oriente: 5.12 milioni
Canada & Usa: 182.67 milioni
America Latina: 33.35 milioni
La questione dell’informazione (e della comunicazione/trasmissione delle conoscenze) è la questione centrale su cui bisogna riflettere - come sottolineano con preoccupazione crescente le prese di posizione del Papa e i vari documenti pubblicati in questi ultimi anni dall’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali -, non soltanto per cominciare a comprendere la posta in gioco che si palesa con Internet, tanto a livello di contenuti quanto a livello di mezzo comunicativo , ma per cogliere una delle grandi rivoluzioni del presente, già diagnosticata da Nietzsche più di un secolo fa, per il quale l’uomo del Moderno ha a che fare, oltre che con un accesso alle informazioni, con un (rischio di) eccesso di informazioni . Nonostante il cosiddetto «divario digitale» (digital divide) sia uno dei problemi più importanti da risolvere per colmare il gap culturale tra paesi ricchi e paesi poveri , come si può vedere dalla tabella sottostante (TAB. 2) , molti autorevoli interpreti tendono sempre di più a sottolineare come nella società odierna, dove le conoscenze invecchiano velocemente, diventa indispensabile, da un lato, vivere costantemente in una situazione di «formazione permanente» just in time (al momento giusto, nel modo giusto, senza vincoli di tipo logistico), sia a livello individuale che a livello comunitario, e dall’altro diventa urgente cominciare a fare i conti con una «ecologia dell’informazione» (Ramonet).
Nel mondo attuale dove tutto diventa velocemente obsoleto a causa dell’accelerazione temporale dell’epoca moderna , dove il tempo diventa una risorsa scarsa e la velocità lo stigma dell’esistenza , la possibilità di accedere alle informazioni, oltre alla capacità di connetterle (e di trasmetterle), diventa di immensa importanza, anche strategica, oltre che comunicativa. L’essere entrati nell’«era dell’accesso» non soltanto sta contribuendo a mettere in crisi l’idea di «proprietà» (delle informazioni, dei beni, dei servizi), ma evidenzia come «gli uomini del ventunesimo secolo probabilmente percepiranno se stessi come nodi integrati in una rete di interessi condivisi. (…) Per loro la libertà personale avrà poco a che fare con il diritto di possedere e di escludere gli altri dal possesso, e molto con il diritto di essere inclusi in una rete di relazioni reciproche».
Per comprendere la portata di tali affermazioni, anche da un punto di vista di una teologia orientata ad Internet, possiamo fare riferimento all’ambito strettamente corporate e, cosa che a noi qui interessa maggiormente, all’ambito cosiddetto educational , ponendoci alcune domande: cosa comporta già oggi, in termini di risorse e servizi, poter accedere da ogni parte del mondo ad ogni genere di informazione (pensiamo, solo per fare un piccolissimo esempio, all’informazione religiosa: documenti, possibilità di comparazione di notizie e problematiche di varia natura)? Perché continuare a compiere da soli una ricerca, chiusi nella propria stanza, il più delle volte sguarniti di libri e di risorse scientifiche aggiornate, quando diventa possibile accedere a ricerche già compiute su singoli temi (con grande risparmio di tempo) e, nello stesso tempo, diventa indispensabile discutere insieme, seppure non più (o non soltanto) face to face, il prodotto delle nostre ricerche? Perché perseverare in un individualismo della conoscenza e della ricerca, quando diventa possibile - anzi, direi: inaggirabile - il bisogno di unire, in un vero e proprio circolo virtuoso, l’intelligenza collettiva e l’intelligenza connettiva ? Potremo ancora continuare ad affrontare da soli la complessità del mondo nell’epoca della «postscarsità» ? E poi, cosa succederà quando si comincerà a prendere in seria considerazione il bisogno, e la necessità, di organizzare le conoscenze in modo da trasmetterle, sempre più complete, sempre più aggiornate, alle generazioni future? Avendo accesso alle informazioni, sempre più copiose, sempre più ricche e interconnesse, non potrà, anzi: non dovrà l’uomo - come singolo e come comunità - dedicarsi ancora di più alla difficile arte dell’interpretazione, in una pluralità di visioni del mondo davvero reale, davvero capace di tenere conto di una globalizzazione culturale, ma anche di una localizzazione culturale?
Ecco perché l’orizzonte storico nel quale siamo immersi, più o meno consapevolmente, e in cui Internet ha sicuramente un posto rilevante, può essere paragonato ad una soglia di passaggio, in cui diventa sempre più importante imparare a «misurare territori, cartografare contrade a venire» , facendo tesoro del consiglio teologico che l’apostolo Paolo dava agli abitanti di Tessalonica: «Provate ogni cosa, ritenete il bene» (5, 21). Proprio come allora, l’uomo d’oggi, vivendo in un mondo sempre più complesso nel quale la comunicazione rischia di diventare sempre più opaca , quasi una sorta di nuova torre di Babele , è chiamato a confrontarsi con la galassia Internet.
RIVOLUZIONE DIGITALE
Ma quale è la novità della «galassia Internet»? E’ possibile, almeno in prima battuta, sintetizzare il novum con il quale tale media ci chiama a confrontarci? E poi: che cosa si intende con «rivoluzione digitale»?
Come è stato chiarito da molti studiosi di semiotica e di teoria dell’informazione , i tre sistemi di segni (il testo scritto, il suono e l’immagine) che fino ad oggi erano vissuti autonomamente e che avevano dato origine, ciascuno per proprio conto, ad un proprio sistema tecnologico (dal testo è venuta la stampa, il libro, il giornale; dal suono la parola, la radio, il telefono, il disco; dall’immagine la pittura, l’illustrazione, i fumetti, la televisione, il cinema, il video), con la rivoluzione digitale hanno trovato la possibilità di essere unificati nella cosiddetta ‘multimedialità’ , così da poter veicolare messaggi (in)formativi, nell’unità di segno, suono ed immagine. Benché le nuove tecnologie dell’informazione facciano ancora parte di una «rivoluzione incompiuta» e sia ancora lontana l’epoca dell’interfaccia «a misura d’uomo» tra l’uomo e la macchina, pur tuttavia la rivoluzione digitale fa già parte della nostra vita quotidiana, nonostante tutta la misteriosa e, per certi aspetti, innocua estraneità delle macchine stesse nella nostra esperienza quotidiana . Se la rivoluzione tecnologica con la quale abbiamo a che fare può essere intesa come una celebrazione delle macchine (intelligenti) che possiamo connettere in una ragnatela (web) sempre più vasta (wide), tendenzialmente mondiale (world), allora tale sistema di comunicazione rende possibile lo scambio intensivo ed estensivo di informazioni che, nell’essere tra loro connesse, tende a dare vita ad un «network globale di network».
La storia e le origini di Internet, da questo punto di vista, risultano particolarmente significative , non soltanto perché in esso la necessità dello scambio delle informazioni, attraverso l’invenzione di opportuni protocolli di condivisione, è stato uno degli obiettivi di tale incredibile avventura intellettuale e tecnologica, ma anche perché Internet, nato come una «improbabile intersezione di Big Science, ricerca militare e cultura libertaria», si è velocemente evoluto, nell’arco di pochissimi anni , in quello che oggi è visibile a tutti: un mondo interconnesso di idee, disposte in maniera libera, reticolare, collegate le une alle altre, una sorta di general intellect tipicamente postfordista , nel quale l’agire lavorativo e comunicativo hanno origine da una comune condivisione (orizzontalità) della “vita della mente” finalizzata alla prassi, come si può vedere, tanto per fare un esempio particolarmente significativo, dalla mappatura a rete dei movimenti cosiddetti ‘no global’. Questo é Internet: struttura del mondo ipertestuale, opera aperta in fieri, luogo locale e globale nel contempo, «non-luogo» (Augé) assolutamente resistente agli attacchi autoritari e verticistici , capace di escogitare sempre nuove possibilità di fuga comunicative, in grado di divincolarsi da qualsiasi verticalità antidemocratica. Come ha scritto Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique: «La sua struttura [scil.: di Internet] è di dominio pubblico e non appartiene a nessun marchio commerciale. Indistruttibile, decentralizzato, proprietà di tutti, Internet, utilizzato soprattutto, nei primi anni, dai professori universitari e dagli ambienti della contro-cultura americana, ha fatto rinascere il sogno utopico di una comunità umana armoniosa, planetaria dove ciascuno si appoggia sugli altri per perfezionare le proprie conoscenze e sviluppare la propria intelligenza».
PRESA DI COSCIENZA ECCLESIALE
Non è un caso che anche le Chiese cristiane, in generale, e la Chiesa cattolica, in particolare, abbiano immediatamente iniziato ad interessarsi ed interrogarsi sulla rilevanza di Internet a partire da prospettive non soltanto culturali e pastorali, ma anche strictu senso teologiche.
La pubblicazione - avvenuta il 22 febbraio 2002 in occasione della festa della cattedra di San Pietro Apostolo - da parte del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali di due documenti di particolare rilevanza dal titolo La Chiesa in Internet e Etica in Internet , unitamente alla diffusione di due messaggi di Giovanni Paolo II in occasione della 36ª e della 37ª Giornata mondiale della comunicazioni sociali (il primo, il 12 maggio 2002 dal titolo: Internet: un nuovo forum per proclamare il vangelo; e il secondo, il 1 giugno 2003 dal titolo: I mezzi della comunicazione sociale a servizio di un’autentica pace alla luce della “Pacem in Terris”), può essere considerata la conclusione e, nello stesso tempo, l’inizio di un lungo cammino di riflessione teologica riguardante il rapporto tra teologia, epoca presente e nuovi mezzi di comunicazione sociale che ha impegnato la Chiesa cattolica a partire dagli anni ’50 del XX secolo.
La riflessione teologica sull’uso e l’impatto dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, benché una costante dell’interesse della Chiesa nei confronti delle nuove conquiste comunicative dell’uomo contemporaneo, che sembra sempre più dibattuto tra un accrescimento delle sue possibilità dialogiche ed un aumento della sua solitudine esistenziale , trova soprattutto in queste quattro prese di posizione uno slancio significativo di riflessione attorno alla galassia Internet e al significato dei mezzi di comunicazione . L’esortazione a compiere «ricerche e studi costanti, che includano “un′antropologia e una vera teologia della comunicazione”39 esplicitamente riferite a Internet» – perorata nel n. 9 del documento La chiesa e Internet – dimostrano, oltre ad un forte interesse conoscitivo della Chiesa cattolica dettato da un fenomeno ancora troppo misconosciuto dalla ricerca teologica, il bisogno di cominciare a fare realmente i conti con esso iuxta propria principia.
In Internet, esempio paradigmatico di quello sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione, è in gioco non soltanto una rivoluzione tecnologica di enorme portata, ma «il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l′umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione (corsivo nostro). La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all′altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l′altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose» (Etica in Internet, n. 1).
POSTA IN GIOCO FILOSOFICO-TEOLOGICA
La consapevolezza che attraverso i mezzi di comunicazione (e, in particolare, attraverso Internet) sta accadendo qualcosa di importante e, per certi aspetti, di drammatico per l’uomo contemporaneo, era già stato pronosticata un secolo fa dal cantore del nichilismo compiuto - Friedrich Nietzsche - a detta del quale, nel mondo tardo-moderno, del ‘mondo vero’ non ne è più nulla, perché è stato ‘ridotto a favola’ . Tale affermazione riguardante la struttura ontologico-sociale del mondo chiarisce come la sfida proveniente dai mezzi di comunicazione alla teologia risieda soprattutto in una riflessione sul tipo di percezione della realtà che i media permettono e, per certi aspetti, impongono. Se é vero, come larga parte della filosofia postmoderna contemporanea ha sottolineato, che l’esperienza che l’uomo tardo-moderno fa del mondo è un’esperienza mediata (in questo senso si potrebbe intendere: prodotta dai media), mai diretta e pura, nella quale conoscenza ed interesse sono sempre in gioco , si comprende come la questione dei nuovi mezzi di comunicazione sociale debba essere interrogata anche da un punto di vista filosofico-teologico.
L’uomo d’oggi, vivendo la sua vita in un mondo sempre più estetizzato, dominato da esperienze puntuali, rischia di perdere la possibilità di accedere alla «verità delle cose» (Pieper) . Dopo l’entrata in crisi dell’immagine scientifica del mondo, l’uomo tardo-moderno tenta di ri-magizzare la realtà, facendo ricorso ad una sorta di una nuova mitologia a sfondo estetico. Il bisogno di nuovi criteri di misurazione della realtà, la necessità di descrivere nuovamente il mondo in cui noi viviamo, fanno i conti non soltanto con l’eclissarsi della scienza intesa come il luogo unico ed essenziale del manifestarsi della verità, come l’epoca moderna aveva in qualche modo affermato, ma con quella serie di problematiche che evidenziano la necessità di un «passaggio dalla verità al senso della verità» . L’uomo di oggi, detto in altri termini, tramite i media, sembra poter incorrere nel rischio di un′anestetizzazione globale di modo che, come ha denunciato il filosofo tedesco Odo Marquard, «inquietante (...) non è l′estetizzazione dell′arte, bensì questa estetizzazione della realtà la quale, posta come l′autoredenzione dell′uomo in quanto sua unica opera, prosegue il rivoluzionamento della realtà» . Il postmoderno estetico, mettendo in primo piano l′arte e, quindi, il «dominio dell′illusione», porta l’uomo ad una presa di congedo anestetico dall′esperienza e, quindi, all′anestetizzazione dell’uomo.
PRESE DI POSIZIONE ECCLESIALI
Tali riflessioni risultano di particolare interesse nel momento in cui sottoponiamo i documenti ecclesiali precedentemente citati ad una veloce lettura ermeneutica ‘per problemi’. Come ormai dovrebbe risultare chiaro, tali documenti vanno prima di tutto intesi come una risposta teologicamente orientata alla sfida, sempre più impellente, proveniente dai mezzi di comunicazione. Giudicati in modo sostanzialmente positivo da tutta la riflessione teologica precedente, è soprattutto Internet ad essere qui affrontato per la prima volta in modo diretto, con due intenti ben precisi:
a. affrontare la sua dimensione etica (cf. Etica in Internet);
b. valutare le implicazioni che esso riveste per la religione e, in particolare, per la Chiesa cattolica (cf. La Chiesa in Internet).
Sottolineando come la Chiesa abbia lo scopo, a proposito dei mezzi di comunicazione sociale, «di incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro giusto utilizzo per il bene dello sviluppo umano, della giustizia e della pace, per l′elevazione della società a livello locale, nazionale e comunitario, alla luce del bene comune e in spirito di solidarietà», viene in questi documenti affermato come l′esperienza umana in quanto tale sia diventata «una esperienza mediatica”» (La Chiesa e Internet, n. 3). Se è vero, da un lato, che «i mezzi di comunicazione sociale offrono importanti benefici e vantaggi dal punto di vista religioso: “offrono notizie e informazioni su eventi, idee e personaggi relativi alla religione. Sono veicoli di evangelizzazione e di catechesi. Offrono ispirazione, incoraggiamento e opportunità di culto a persone costrette nelle loro case o in Istituti”», dall’altro proprio Internet evidenzia alcuni aspetti negativi e problematici:
a. che «il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana» (La Chiesa e Internet, n. 8);
b. che esiste una «presenza di siti denigratori, volti a diffamare e ad attaccare i gruppi religiosi ed etnici» (La Chiesa e Internet, n. 8);
c. che sul web si assiste alla proliferazione di siti che si definiscono cattolici, ma che, invece, non lo sono.
Tutti e tre questi punti meritano una veloce riflessione: mentre il primo punto solleva la questione del relativismo religioso con il quale Internet presenta le molteplici proposte religiose nel supermercato delle credenze (il cristianesimo non è né più né meno importante di qualsiasi altra proposta religiosa) e il secondo punto la questione dello spamming religioso a sfondo denigratorio e diffamatorio (trovano qui un luogo di scontro le violente dialettiche delle religioni e degli stili di vita antagonisti), il terzo punto solleva la questione della possibilità di definire ciò che è autenticamente cattolico da ciò che non lo è (si potrebbe parlare al riguardo della ricerca di un’ortodossia in Internet).
Tale questione, di difficile soluzione per quanto riguarda un tipo di media nato essenzialmente con tendenze comunitarie e/o individualistiche, ma su uno sfondo sostanzialmente libertario ed aperto agli apporti più diversi (si palesa qui il lato tipicamente protestante di Internet), riceve dalla Chiesa cattolica una prima risposta nell’idea di una «certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del Magistero a proposito di materiale di natura specificatamente dottrinale o catechetica». Tale tentativo di soluzione non va assolutamente inteso come l’imposizione di una censura, ma come un’offerta agli utenti di Internet di «una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della Chiesa» (La Chiesa e Internet, n. 11).
Tale problematica poi permette di far venire alla luce un campo di tensione tutt’altro che indolore, sia per quanto riguarda Internet che per la teologia: una sorta di comune esperienza della dispersione sembra caratterizzare il destino di entrambe, e questo nonostante tutte le cautele e il grande interesse problematico mostrato dalla ricerca teologica cristiana (e non) attuale verso tale nuovo medium comunicativo . L’esperienza religiosa on line, ‘a rete’, sembra da un lato guadagnare nuove possibilità comunicative-interattive glocali (un neologismo coniato per unire i termini di ‘globale’ e ‘locale’), ma sembra essere incapace di assicurare l’accesso alla «cosa in sé» della Fede.
L’ETICA DI INTERNET
Per quanto riguarda invece il documento Etica in internet, lo spirito che lo anima e l’obiettivo che lo muove, oltre alla sempre più netta percezione di una fortissima incidenza dei mezzi di comunicazione sulla vita dell’uomo , è la domanda relativa alla possibilità di rinvenire dei principi etici orientatori attraverso i quali valutare tale media.
I “principi etici fondamentali” che devono servire da riferimento per determinare il valore cristiano del messaggio trasmesso, del processo di comunicazione e delle questioni strutturali e sistematiche presenti nella comunicazione sono così enunciati:
a. che «la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell′uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone» (Etica in Internet, n. 3);
b. che «il bene comune, “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”» deve essere inteso come «l’insieme degli obbiettivi per i quali i membri di una comunità si impegnano e alla realizzazione e al sostegno dei quali la comunità deve la sua esistenza. Il bene degli individui dipende dal bene comune delle loro comunità» (Etica in Internet, n. 3);
c. che «la virtù che dispone la gente a tutelare e a promuovere il bene comune è la solidarietà», intesa come « “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”» (Etica in Internet, n. 3).
Tali affermazioni, se correttamente intese, fanno capire come la questione dei mezzi di comunicazione sociali sia percepita e discussa in questo documento quale elemento essenziale di quel processo di globalizzazione , che è una delle grandi problematiche del nostro tempo. L’impatto delle nuove tecnologie, i rapporti sempre più stretti tra tecnologie della comunicazione e mercato, tra possibilità o impossibilità di sviluppo per un popolo o per le persone, a seconda che possano accedere a tali mezzi di comunicazione, lo strapotere sempre più massiccio delle «compagnie transnazionali» (Etica in Internet, n. 5) e delle multinazionali sui singoli stati e sulle persone - tutti questi elementi concorrono a sollevare non pochi punti interrogativi sulla capacità dei mezzi di comunicazione odierna, Internet compreso, di essere portatori di reale democrazia e trasparenza. Questioni come la riservatezza dei propri dati personali (privacy) sollevano domande inquietanti riguardanti il controllo sempre più massiccio delle preferenze e dei gusti personali delle persone , così da poterle manipolare come consumatori succubi del commercio ; così come, dall’altra parte, la questione della sicurezza – come abbiamo visto dopo l’11 settembre – se intesa in modo non corretto, rischia di revocare in dubbio molti di quei diritti civili (come, per es., la libertà di espressione e di informazione) che, ormai, sembravano elementi dati per acquisiti.
Non è un caso, allora, che Giovanni Paolo II nel discorso steso in occasione della 37ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dal titolo I mezzi della comunicazione sociale a servizio di un’autentica pace alla luce della “Pacem in Terris”, abbia sottolineato con forza come l’esigenza morale fondamentale di ogni comunicazione sia «il rispetto per la verità ed il servizio ad essa» (Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, n. 3). E aggiunge: «La libertà di cercare e di riferire quello che è vero, è essenziale per la comunicazione umana, non solo in relazione ai fatti ed alla informazione, ma anche, e soprattutto, per quanto concerne la natura e il destino della persona umana, per quanto concerne la società ed il bene comune, per quanto concerne il nostro rapporto con Dio. I mass media hanno una responsabilità ineluttabile in tal senso, poiché essi costituiscono il moderno areopago nel quale le idee vengono condivise e le persone possono maturare nella comprensione reciproca e nella solidarietà. È per questo che Papa Giovanni XXIII ha difeso il diritto “alla libertà nella ricerca della verità e – entro i limiti dell’ordine morale e del bene comune – alla libertà di parola e di stampa” come condizioni indispensabili alla pace sociale (Pacem in Terris, n. 12). Infatti, i media spesso rendono un servizio coraggioso alla verità; ma talvolta funzionano come agenti di propaganda e disinformazione, al servizio di interessi ristretti, di pregiudizi nazionali, etnici, razziali e religiosi, di avidità materiale e di false ideologie di vario tipo».
INTERNET PER NOI
È in riferimento a tali spunti veramente attuali, che è necessario interrogarsi sul rapporto tra Internet e la comunità dei credenti. Una delle possibilità che Internet concede a chi lavora nelle comunità reali o del cyberspazio riguarda la possibilità per le persone di accedere in modo profilato e personalizzato alle informazioni. Esso funge da aggregatore di servizi in base al ruolo ed alle esigenze lavorative dello specifico attore all′interno di un centro di riflessione (chiesa, parrocchia, gruppo di studio tematico, scuole di formazione teologica, ecc.). L’obiettivo di Internet è quello di migliorare l′esperienza riflessiva, lavorativa e progettuale, facilitando e razionalizzando l′interazione con gli altri nella gestione (intellettuale, ma non solo) di un qualsiasi progetto. Internet può rappresentare de facto il cuore pensante di una community costituita da persone che, pur vivendo tra loro distanti, possono condividere progetti e riflessioni, mettendole in comune.
Una scuola di formazione teologica, per es., costituita di fatto da persone con propri impegni di lavoro, è portata per lo più ad abbandonare de facto i tradizionali schemi basati sull’“io-tu di fronte” (viviamo distanti e dobbiamo concentrare il poco tempo che abbiamo nel portare a buon fine i molteplici progetti), ma proprio per questo deve adottare un tipo di logica indirizzata all’empowerment individuale. Con questo termine si intende una situazione tale per cui l’individuo, nella sua interazione con l’altro distante, ma pure vicinissimo tramite Internet, può portare la ricchezza delle sue riflessioni (letture, consigli, modi di vedere, progetti) agli altri.
Non dobbiamo dimenticarci che un sistema di e-organization deve basarsi sull′ottimizzazione dei processi comunicativi allo scopo di creare una virtual community, dove vengano implementati i concetti di e-learning organization (la community virtuale può diventare un luogo dove la conoscenza circola tramite l’Intranet). Detto in altri termini, la virtual community può essere vista come una sorta di organizzazione che considera il proprio capitale intellettuale come il patrimonio da mantenere e gestire, tenendo conto della velocità decisionale ed operativa necessaria (garantita da un’efficiente gestione dei flussi informativi ed operativi) e della qualità del progetto culturale che abbiamo abbracciato. Internet, con le risorse che mette a disposizione (newsletter, mailing list, chat, forum, weblog, seminari on line e off line), è il luogo dove risiede, nel tempo della globalizzazione, il capitale intellettuale, frutto della combinazione di ruoli ben definiti, processi formali e architettura di sistemi di supporto, che aiutano la virtual community a gestire anche quell’insieme di documenti digitali e on demand (presenti sul singolo sito, ma finalizzabili a pubblicazioni cartacee e a progetti editoriali ben precisi), garantiti nella loro scientificità comune da un costante aggiornamento, dall’accuratezza e dalla facilità con cui sono archiviati e reperiti/reperibili. Tale documentazione digitale è costituita da brani di contenuto informativo, immagazzinato in un formato complesso e ben definito (non dimentichiamo che la definizione di ′contenuto digitale′ include tutti i tradizionali documenti stampabili, quali testo e grafica, così come elementi multimediali).
Attraverso Internet (ma anche una Intranet può essere di sicuro supporto), possiamo dare luogo al cosiddetto e-learning - una modalità di apprendimento basata su un livello di elevata interattività tra soggetto conoscitore ed oggetto della ricerca. L’e-learning nasce dagli sviluppi di Internet, e dalla rete eredita un approccio alla conoscenza orientato alla partecipazione, al confronto continuo con l′ambiente e con gli altri, indipendentemente dai vincoli geografici. Il fulcro del processo non è più l′insegnante, il knowledge provider, ma direttamente colui che fruisce dell′insegnamento, cioè il learner. L’e-learning é un sistema che coinvolge tutti gli attori implicati nel gioco dell′apprendimento, stimolando una reale partecipazione allo sviluppo di nuove skill, competenze, teorie e modelli. L′adozione di metodi di e-Learning permette di ottenere una qualità dell′apprendimento superiore ai metodi tradizionali, una decisa riduzione dei costi della formazione e, grazie alla sua natura di attività in tempo reale, una revisione dinamica dei contenuti della conoscenza stessa.